Data Management

Grandi responsabilità e scarsa considerazione: il lavoro di IT Manager è ancora uno dei più odiati?

Il lavoro di IT Manager può essere considerato tra i più odiati dai lavoratori? I responsabili IT trascorrono molte ore al lavoro, sottoposti a un alto livello di stress, spesso per non avere in cambio nessun apprezzamento dalle altre parti dell’azienda. Il loro contributo, spesso invisibile, viene dato per scontato e questi commenti di vari IT Manager, presi online da blog e forum, lo testimoniano:

“Le persone arrivano al lavoro al mattino e iniziano a lavorare, accedono al sistema, controllano e rispondono alle e-mail. Sarebbe bello che apprezzassero il fatto che l’unica ragione per cui quelle e-mail sono nella loro posta in arrivo al mattino è perché il sistema informatico, gestito dal dipartimento IT, funziona a dovere”.

“Mi sento più stressato che mai. Le persone si aspettano che tu risolva il loro problema in 5 secondi e se non ci riesci sei inutile”.

“Molte volte ho detto ai miei superiori che il fatto che le cose funzionino dimostra che noi dell’IT stiamo facendo il nostro lavoro. Eppure è radicato nella loro mentalità che se non vedano persone nell’IT che si muovono in giro per gli altri uffici, come le persone nei loro dipartimenti, vuol dire che non stanno lavorando”.

Solo otto anni fa, un sondaggio del sito di recruiting CareerBliss metteva al primo posto dei lavori più odiati negli Stati Uniti quello di IT Manager. Nel 2019, in piena rivoluzione digitale e nell’era dell’Industria 4.0, è ancora così?

È un ruolo poco considerato

Oggi come allora possiamo far tesoro di qualche evidenza di quel sondaggio condotto su centinaia di migliaia di dipendenti. Gli intervistati riferirono che i fattori che causavano la maggior insoddisfazione del lavoro non erano la retribuzione pessima o una scrivania vicino al bagno, ma le limitate opportunità di crescita e la mancanza di riconoscimento.

È curioso notare come, in un settore innovativo e in continuo movimento come quello tecnoIogico, i problemi che affliggevano gli IT Manager di allora oggi non siano cambiati:

  • orario di lavoro
  • il tempo speso in riunioni di ogni tipo: telefonate, videochiamate, conferce call, ecc.
  • il problema della gestire della tecnologia obsoleta, non aggiornata da anni
  • lo stress di dover lavorare con persone che non comprendono la tecnologia
  • aiutare clienti in preda al panico e/o arrabbiati per interruzioni di servizio su macchine e reti e altri problemi di questo tipo

Dal 2011 a oggi, la tecnologia informatica non ha fatto che aumentare il suo peso sulle nostre attività quotidiane e sulla vita delle nostre aziende. Oggi più che mai, possiamo dire che un IT Manager può influenzare il destino di alcune aziende quasi quanto un amministratore delegato, quindi la pressione e le responsabilità sono notevolmente aumentate.

La tecnologia si evolve, la pressione aumenta

È possibile che lo sviluppo tecnologico riesca ad aiutare persone e aziende ma sia invece un peso sempre più gravoso per chi sul lavoro la padroneggia e la gestisce?

È soprattutto una questione di rapporti umani, di relazioni tra chi detiene il potere dato dalla padronanza degli strumenti IT, gli IT Manager appunto, e gli altri lavoratori e reparti. Ma più aumenta il divario di conoscenze e competenze digitali tra queste parti, dovuto all’introduzione di tecnologie sempre nuove e più complesse (Machine Learning, Deep Learning, Big Data Analytics, ecc.), più il problema si acuisce.

I responsabili IT stanno acquistando sempre maggior potere, ma come dicevano a Spider-Man:

“Da un grande potere derivano grandi responsabilità”.

La domanda di interazione con l’IT proveniente dagli altri reparti dell’azienda non potrà che aumentare perché sarà sempre più la tecnologia a gestire gli strumenti e le procedure che permettono di ottenere, partendo da semplici dati grezzi, informazioni utili al marketing, al reparto finance come alla produzione e al controlling.

L’IT Manager in Italia

In Italia, questo problema è ancora più marcato se pensiamo che il rapporto dell’Ocse ‘Skills Outlook 2019 – Thriving in a digital world’ ha messo il nostro paese sotto l’etichetta ‘gruppo con il ritardo digitale più consistente’, impreparato cioè ad affrontare le sfide della digitalizzazione. Le lacune che, scrive l’Ocse, “si notano sia come individui che come lavoratori’, impediscono alla popolazione italiana di prosperare nel mercato e nei lavori legati allo sviluppo tecnologico.

All’IT Manager arriveranno sempre più richieste e si alzerà la domanda di performance. L’importanza dell’infrastruttura, della sicurezza e della disponibilità del dato sono e saranno requisiti imprescindibili anche nel prossimo futuro, così come la scelta del partner giusto per queste necessità.

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