Data management

Non succede… Ma se succede? Come implementare un piano di Disaster Recovery per la tua azienda.

Con Disaster Recovery, o semplicemente DR, si intende l’insieme di soluzioni preposte a ripristinare dati, impianti e sistemi informativi a seguito di eventi in grado di interrompere l’operatività di un’azienda o di una organizzazione: da eventi naturali come terremoti e alluvioni, a quelli causati dall’uomo, come corto circuiti, incendi, ma anche errori umani o manomissioni dolose che possono mettere fuori uso gli impianti produttivi.

È sinonimo di Business Continuity?

Non esattamente. Mentre il DR si occupa di recuperare la funzionalità aziendale in seguito ad eventi critici, la Business Continuity comprende tutte le misure in grado di perseguire la continuità aziendale non solo a seguito di disastri, ma anche in caso di problemi di valenza minore, che possono causare una sospensione temporanea dell’operatività. Possiamo in tal senso affermare che un piano di Disaster Recovery fa parte del più ampio Business Continuity Plan.

Come si implementa il Disaster Recovery?

La miglior cosa da fare è redigere un Disaster Recovery Plan, che comprenda le procedure di emergenza e le attività da intraprendere nel caso si verifichino determinati eventi disastrosi, nonché le strategie più opportune per evitare che essi si verifichino o, qualora essi fossero incontrollabili, causino il minor numero di danni possibili. È bene che il DRP sia redatto da un team trasversale a tutta l’azienda, in modo tale da preservare l’operatività aziendale in ogni sua funzione vitale.

Per quanto riguarda l’infrastruttura informatica e i dati aziendali?

LPrima di tutto è bene considerare il fatto che ogni azienda ha le sue necessità specifiche, per tipologia di attività, situazione geografica e infrastrutturale, oltre che per capacità di spesa. Tuttavia, ci sono dei punti comuni: ogni soluzione di DR informatica presuppone che i processi e i dati aziendali più importanti siano ridondati su un sito secondario, senza dimenticare la componente infrastrutturale intesa in termini di apparati necessari al funzionamento dell’azienda (firewall, router, switch, ecc…). Ogni organizzazione, poi, deve valutare due parametri: RTO (Recovery Time Objective), ovvero il tempo necessario per il pieno recupero dell’operatività di un sistema, e RPO (Recovery Point Objective), ovvero la massima quantità di dati che un sistema può perdere a causa di un guasto improvviso. Sulla base di questi due parametri, viene definita la strategia ideale.

Il 60% delle aziende che hanno perso i dati in seguito ad un evento disastroso sono fallite entro 6 mesi.

Non basta quindi effettuare dei backup regolari?

Il problema non è tanto la regolarità dei backup, quanto la distanza dal sito principale a cui questi vengono conservati e la loro reperibilità. Potrebbe non essere sempre necessario replicare tutti i dati di un’azienda, qualcuno potrei anche permettermi di perderlo senza causare danni eccessivi, così come potrebbe non essere necessario averli a disposizione in una frazione di secondo. Tuttavia se conservo una copia dei dati nella stessa stanza dello storage principale, un corto circuito, un allagamento o una manomissione potrebbe rendere inutilizzabili entrambi.

Quali tecniche vengono utilizzate?

Un’azienda che voglia ottimizzare sia RTO che RPO ha a disposizione tre metodi per poter attuare il Disaster Recovery: Replica sincrona, replica asincrona e tecnica mista. Con la replica sincrona, il sito primario invia continuamente i dati ad un sito secondario, che verifica la correttezza dei dati prima di portare a compimento il salvataggio su entrambi i siti. Questa tecnica è estremamente efficace, ma ha un limite di distanza geografica fra i due siti (circa 100km), passati i quali la replica diminuisce la sua efficienza e conviene utilizzare una replica di tipo asincrono.

Come funziona la replica asincrona?

Il secondo metodo, detto di replica asincrona, prevede che il sito primario, una volta salvati i dati, li invii al sito secondario per la replica. È un sistema più veloce e non ha problemi di distanza, tuttavia c’è un rischio maggiore di perdita di dati: in caso di danni, o nel momento in cui viene a mancare un collegamento, i dati non ancora sincronizzati andranno persi. È possibile infine combinare le due tecniche, replicando i dati in modo sincrono su un sito relativamente vicino e asincrono su un altro più distante per sommarne i vantaggi.

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